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Celle Ligure

Celle ha goduto per secoli di vere fortune, sia economiche, sia artistiche. I palazzi affacciati sui caruggi del centro storico serbano la memoria dei figli illustri di questa terra. Un interessante itinerario condurrà alla Parrocchia di S. Michele, “diamante incastonato in una foresta di ulivi”. A lunedì alterni la visita guidata terminerà presso un laboratorio di ceramiche, dove le forme di argilla si animano e si dissolvono rapidamente tra le abili mani del torniante.

IL CENTRO STORICO

Non c’è più la civetta ad occhieggiare nello stemma di Celle Ligure. L’antico blasone, che traeva la presenza del “malo uccello” dallo scudo gentilizio degli antichi feudatari Malocelli, fu abolito nel 1910 forse per… superstizione. Ma Celle, al di là del riserbo e della discrezione, ha goduto invece per secoli di vere “fortune”, sia economiche – grazie all’operosità di marinai e commercianti –, sia artistiche.

PALAZZI DEL CENTRO STORICO

L’itinerario, muovendo dal settecentesco palazzo Ferri, sede del Municipio, condurrà lungo via Aicardi fino all’estremità di ponente del centro storico, con il nucleo di case ritenuto tra i più antichi di Celle. Lungo il carruggio incontreremo edifici che serbano la memoria di alcuni figli illustri della nostra terra: il generale G. F. Pescetto, la famiglia Biale, il sindaco M. Poggi, N. Aicardi, lo scultore P. Costa…

Una piazza è dedicata a Papa Sisto IV, il cui nome è indissolubilmente legato alla Cappella Sistina di Roma. Nacque a Pecorile, frazione di Celle, dove suo padre, Leonardo Della Rovere, si era rifugiato forse per sfuggire ad un’epidemia di peste. Esiste però una tradizione che ne fa un cellasco doc: figlio di un Richetti, sarebbe stato adottato dall’illustre casato savonese. Questa voce era testimoniata da un manoscritto andato perso durante l’ultima guerra, nell’incendio della biblioteca Berio di Genova.

TRA MARE E ENTROTERRA.

Alcuni palazzi di via Aicardi sono uniti da ponti coperti; un ideale trait d’union tra la schiera di case un tempo direttamente affacciata sulla spiaggia e quella a monte, affacciata sugli orti. Nelle giornate più limpide la vista abbraccia la Corsica e l’arcipelago toscano: proprio dall’Elba arrivavano nel XVII sec. i velieri che attraccavano “au meu” (molo, zona dell’attuale Piazza del Popolo). Trasportavano bisolfuro di ferro, destinato a raggiungere, a dorso di mulo, le ferriere di Sassello.

ANTICHI SISTEMI DI DIFESA

Le torri di vedetta, ubicate in prossimità del mare o sui rilievi, comunicavano di notte tramite segnali di fuoco (bruciando paglia umida), e di giorno con il fumo. Anche in pieno centro potevano svettare torri e case-torri. Queste ultime sono una via di mezzo tra il posto di vedetta e la dimora privata: a Celle ne è forse possibile riconoscere un esempio in palazzo Frecceri, presso il Municipio.

Se le difese poste in essere non ottenevano i risultati auspicati, l’extrema ratio era il rifugio nelle case-fortezza, solide costruzioni dotate agli angoli di garitte per le sentinelle. La casa-fortezza di Cassisi, divenuta poi abitazione di contadini, venne curiosamente soprannominata “Torre di Babele”, per il parlottare e strepitare dei numerosi figli del fattore.

FRUTTI DELLA NOSTRA TERRA

Ben differente dalla Riviera è la Liguria dell’entroterra, riservata, silenziosa, quasi segreta; una terra cantata da grandi poeti: Montale, Sbarbaro, Cardarelli. Giovanni Boine affermava che "i nostri monumenti non sono nelle piazze delle nostre città, sono le nostre fasce”; molte di esse sono popolate da un mare argenteo di ulivi secolari, anche se ulivi e frantoi furono importanti a Celle solo dal XVIII sec. Si è calcolato che nel Ponente ligure la lunghezza delle fasce – i terrazzamenti realizzati secoli dopo secoli con muretti a secco – è pari a cinque volte la circonferenza della Terra.

Prêuxe e fasce ci parlano della difficoltà di ottenere spazi coltivabili in aree in pendenza dell’avarizia della terra ligure (…e della proverbiale parsimonia dei liguri). Gli Statuti di Celle (1414).

LA PESCA AL TEMPO DEI NOSTRI NONNI

“La realizzazione di reti da pesca fiorisce con buoni guadagni a Celle e costituisce il lavoro delle donne di tutte le età”: così recita la celebre Statistica del prefetto napoleonico G. Chabrol; nel 1830 Pellegrina Mezzano fondò addirittura una fabbrica di reti che, qualche decennio più tardi, vantava clienti anche all’estero.

Sempre la Statistica ci ricorda alcuni metodi di pesca un tempo comuni: il palamite è costituito da una lunga corda alla quale sono attaccate ogni metro delle lenze con piccoli pesci e ami. La nassa è un cesto di vimini con un’apertura conica fornita di punte in modo che i pesci non possano più uscire: si collocano al fondo pezzi di pesce e si gettano i cesti nelle alghe marine, per occultare la trappola: serve per pescare anguille o pesci che vivono nella sabbia. E ancora sciabica, tremagli, lampara…

Curiosità e tradizioni (I guai combinati ai pescatori dalle murene e … dagli squali!). Liguri di un tempo: le “pescelle”, anziane venditrici di pesce con i carretti ambulanti; N. Spotorno.

LA PESCA DEL CORALLO

La moda dell’uso del corallo nella produzione di monili, anelli e bracciali durò molti secoli, determinando la ricchezza dei pescatori cellaschi più abili nel trovare i banchi migliori su e giù per il Mediterraneo. Di corallo era la collanina della Madonna del Rosario, nella Parrocchia di S. Michele.

“UN DIAMANTE INCASTONATO IN UNA FORESTA DI ULIVI”

Questa la celebre definizione della Parrocchia di S. Michele, coniata dal tribuno francese Lèon Gambetta, cellasco per parte di padre (casa natale in via S. Antonio). Ma è il legame con il mare ad emergere ancora una volta: in chiesa campeggia il celeberrimo polittico di S. Michele (1535) di Perin del Vaga, allievo di Raffaello. Narra una leggenda che Perin, colto da una furiosa tempesta durante un viaggio in Francia, fece voto di dipingere un quadro raffigurante il patrono del paese dove fosse riuscito a attraccare: approdò a Celle. E’ singolare come un piccolo villaggio di pescatori abbia saputo apprezzare e commissionare un lavoro ad un pittore operante negli ambienti culturali più alti. All’interno della chiesa, tra grandi nomi della pittura genovese (D. Piola, D. Fiasella), ecco un raro Crocifisso (XV sec) con rami applicati (arbor vitae). Ottocentesco è invece il Presepe di Antonio Brilla: le statuine in terracotta riproducono con freschezza scene di vita popolare: qui una giovane con una bisaccia piena di funghi porcini, là un’altra figura che trasporta le tipiche pignatte albissolesi.

L’ORATORIO E I CRISTEZANTI

Dietro S. Michele vi è l’antico Oratorio della confraternita, preceduto da un piccolo giardino, una sorta di hortus conclusus che invita al raccoglimento. Qui i confratelli custodiscono i crocifissi portati in processione dai camalli. Indice dell’aggiornamento culturale dei confratelli fu la scelta di Pasquale Navone come autore del Croficisso spirante (1767). Tra le “casse”, portate a spalla dai cristezanti, eccezionale è la cassa in legno di tiglio con S. Michele Arcangelo (1694) opera di A. M. Maragliano.

GLI ANNI PIU’ RECENTI

La Ferrovia (1868) e la fine del piccolo cabotaggio. Nel 1894 Celle si affacciava timidamente al turismo: in quell’estate si registrò l’arrivo di 38 “bagnanti”. Ma il boom si ebbe con il nuovo secolo: negli anni ’30 erano presenti ben 11 stabilimenti balneari. Celle era frequentata da Luigi Einaudi, futuro Presidente della Repubblica, e da artisti del calibro di Filippo Tommaso Marinetti.

Il nome di Celle è anche strettamente legato al mondo delle biciclette. Lo stabilimento della ‘Olmo’ fu fondato nel 1939 da Giuseppe Olmo, ciclista molto popolare negli anni ’30 e ’40; riportò due vittorie alla “Milano – S. Remo” e, nell’ottobre 1938, oltrepassando i 45 km/h su pista, conquistò il record mondiale di velocità.

In San Michele vi sono due piccole statue marmoree settecentesche, superstiti della distruzione della cappella di N.S. della Crocetta: questa chiesetta scomparve insieme ad altri edifici e ad una porzione della stessa collina, il mattino del 25 aprile 1945, per l’esplosione della sottostante galleria ferroviaria.

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